Contrastare il fenomeno della cosiddetta “periferizzazione” degli istituti penitenziari, promuovendo al contrario, l’inclusione sociale e culturale degli studenti e detenuti, riconoscendoli come parte integrante della vita universitaria e della comunità cittadina e diffondere una consapevolezza presso la cittadinanza della condizione detentiva è il filo rosso che collega le numerose attività di public engagement dell’Ateneo senese rivolte ai detenuti.
Un progetto implementato negli anni, con attività culturali che hanno avuto una duplice natura: la promozione della cultura all’interno degli istituti di pena, e la promozione di conoscenza circa le implicazioni etiche, giuridiche, sociali della carcerazione presso la cittadinanza in generale.

“Dal 2010 – spiega il professor Alessandro Fo, coordinatore dei cicli annuali di seminari e laboratori presso la Casa di reclusione di San Gimignano – con la nascita del Polo penitenziario della Toscana, grazie alla firma di un primo protocollo d’intesa con la Regione, è stato formalizzato un percorso che l’Ateneo senese aveva già iniziato da tempo. Tutti gli Atenei aderenti al Polo hanno poi contribuito alla nascita della Conferenza Nazionale dei Delegati dei Rettori per i Poli Universitari Penitenziari (CNUPP), istituita pressa la CRUI il 9 aprile 2018, di cui fanno attualmente parte più di quaranta Università italiane”.
“Tra il 2006 e il 2019 – prosegue Fo – sono stati svolti 377 seminari, proseguiti poi con ulteriori 69 dal 2020 al 2024 con l’obiettivo primario di avvicinare i detenuti al mondo della cultura, agli strumenti di riflessione critica e di consapevolezza. Attraverso l’intervento di un relatore e ulteriori volontari, che propongono un tema di interesse culturale (di ambito letterario, filosofico, storico, relativo alle scienze sociali, ecc.) e condividono con i partecipanti testi, immagini, canzoni o filmati, si imposta una discussione più generale sull’argomento. Tutti i temi sviluppati nei seminari sono scaturiti dalle attività di ricerca dei docenti svolte nell’ambito del servizio universitario. Si tratta, quindi, di uno spazio di incontro, di contatto umano e di confronto. Inoltre, i volontari hanno variamente stretto, nel corso degli anni, rapporti di scambio culturale, di amicizia e di affetto con i partecipanti più assidui. Le tematiche scelte dai volontari hanno spesso toccato anche argomenti di interesse sociale, come le migrazioni, la violenza sulle donne, il razzismo. Al centro delle attività seminariali sta una concezione della culturae dell’arte quali fondamenti della società e spazi per l’elaborazione dell’identità personale in rapporto con l’altro da sé. Arte e cultura si stagliano come punti di riferimento naturali per il recupero di chi, scontando una pena, si trova inevitabilmente collocato in una posizione emarginata della società. Infine, il coinvolgimento di volontari appartenenti al personale della scuola secondaria (molti dei quali formatisi a Siena e operanti nel territorio senese o toscano) ha offerto la possibilità di stabilire o rinforzare contatti tra l’Università e il mondo scolastico”.

Tante anche le attività sviluppate nell’altra direzione, dal Carcere, e rivolte alla sensibilizzazione della cittadinanza. Nel 2022 si è svolto l’incontro “Tra le righe, oltre le sbarre. L’impegno del Polo penitenziario toscano” per far conoscere la didattica universitaria offerta da quattro atenei toscani (Siena, Stranieri di Siena, Pisa e Firenze) nei poli di reclusioni regionali, in collaborazione con il Provveditorato del Ministero della Giustizia Toscana-Umbria e con il sostegno della Regione Toscana. A questi incontri hanno partecipato detenuti iscritti, volontari e docenti. Nello stesso anno, un docente e una studentessa tutor hanno partecipato a trasmissioni televisive con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della formazione universitaria in carcere. Il 30 marzo 2023, l’Ateneo ospita l’incontro-spettacolo con la compagnia teatrale “Le Donne del Muro Alto”, costituitasi presso la sezione femminile del carcere di Rebibbia, con la regia di Francesca Tricarico; si apre, così, una collaborazione che vede il ritorno, l’8 e il 9 aprile 2024, della stessa compagnia, con “Mettere in scena Olympe”, riscuotendo una viva risposta da parte degli studenti e della cittadinanza.
In occasione della Bright Night 2023, la cittadinanza ha potuto visitare la mostra fotografica “La foto che parla” di Antonino Merlino (studente del Polo universitario penitenziario) curata dal prof. Lorenzo Nasi. Successivamente la mostra ha assunto un carattere itinerante essendo ospitata da alcuni dipartimenti dell’Università di Siena. Per l’edizione 2024 della Bright Night, si è altresì tenuto l’incontro “Fuori sede: il viaggio nel vissuto universitario” in cui due detenuti si sono confrontati con la comunità universitaria.

Nel settembre 2023 l’Università di Siena e l’Università per Stranieri di Siena in collaborazione con l’Associazione studentesca uRadio hanno realizzato un podcast in quattro puntate dal titolo “Liberi di studiare” in cui gli studenti detenuti parlano del loro rapporto con lo studio e del grande significato che assume per loro.
Sia nel 2023 che nel 2024 l’Università ha promosso la partecipazione degli studenti detenuti presso la Casa Circondariale di Siena e la Casa di Reclusione di San Gimignano alla maratona dantesca 100 Canti per Siena, organizzata dall’associazione culturale Culter in collaborazione con il Comune di Siena. Nell’occasione, il Polo penitenziario universitario ha contribuito alla realizzazione di filmati che sono stati trasmessi nel cortile del Palazzo del Rettorato dell’Università di Siena.
L’8 marzo 2024, gli studenti universitari “esterni” hanno potuto assistere allo spettacolo “Non siete sole, Voci di uomini sulla violenza contro le donne”, messo in scena dalla Compagnia teatrale della Casa di Reclusione di San Gimignano, spettacolo che, su proposta dell’Università di Siena, che ha collaborato alla sua realizzazione, è stato inserito nel Cartellone della Provincia di Siena degli eventi dedicati all’8 marzo.
“L’assidua presenza di docenti e studenti dell’Università di Siena presso il carcere di Ranza – sottolinea Fo – ha permesso ai detenuti di trovare, nelle diverse attività culturali, spunti e motivi di interesse che li hanno successivamente spinti a intraprendere un percorso di studio. In aggiunta ai corsi di italiano per stranieri, ai laboratori teatrali e attività scolastiche di primo e secondo livello, attraverso le attività seminariali i detenuti dell’Istituto di Pena di Ranza hanno beneficiato di contatti approfonditi con il mondo della cultura e dell’arte, nonché di attività di recupero svolte in collaborazione con il mondo universitario”.
“Per i detenuti che scontano pene lunghe o senza fine, – evidenzia Fo – l’interesse da parte di studenti, insegnanti dell’università e della scuola e operatori della cultura, a recarsi in carcere e a incontrarli rappresenta un riconoscimento della loro umanità, un sintomo del fatto che la società non li ha abbandonati e che non ne sono esclusi. Non bisogna dimenticare come i percorsi formativi e il lavoro sono un antidoto al rischio di recidiva: su 100 detenuti che seguono percorsi di formazione e di inserimento lavorativo in carcere nelle cooperative sociali torna a delinquere meno del 10%*”

Grazie a queste esperienze, un numero crescente di detenuti, fra i quali anche quelli che stanno scontando pene di lungo corso e addirittura l’ergastolo, si sono avvicinati all’istruzione universitaria. A riguardo, particolarmente significativa è stata la testimonianza resa da uno studente ergastolano che, in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico penitenziario, ha affermato: “Se volete ‘punire’ un detenuto, rendendolo pienamente consapevole degli errori che ha compiuto, fatelo studiare!”. La frequenza dei seminari ha permesso ad alcuni carcerati, cui è stata successivamente concessa la libertà vigilata, di trasformare la riflessione sulla propria passata esperienza in una forma letteraria.
Uno dei risultati di questa operazione è stata la pubblicazione del libro “La combinazione”, di Santi Pullarà, edito da Marcianum Press già nel 2016, mentre nel 2024 è stato edito per Insula Europa “Lo stile oracolare degli algoritmi: non motivato, con scarse capacità semantiche e ambizioni penal- predittive”, del detenuto Umberto Fiore, peraltro capace di avviare dopo la fine della pena detentiva una attività lavorativa di tipo libero professionale.
Il ruolo dell’Ateneo senese è stato strategico nello svolgimento delle attività grazie anche alle competenze scientifiche e culturali messe a disposizione dal personale accademico coinvolto, mentre gli Uffici della Terza Missione e Comunicazione si sono occupati della gestione delle molteplici iniziative di Public Engagement.
“Per i professori dell’Università di Siena – aggiunge Fo – la condivisione dei propri studi in carcere rappresenta un’esperienza unica, che permette di mettere in prospettiva il proprio lavoro, trasmettendo le conoscenze e le competenze normalmente in gioco nella didattica universitaria e risultanti dalle attività di ricerca a un pubblico non accademico confinato in un settore sociale molto fragile e problematico. Inoltre per gli studenti si tratta di una prima esperienza di insegnamento. I giovani volontari coinvolti mettono alla prova le loro capacità oratorie, imparando a gestire una platea e a tenerne l’attenzione e soprattutto esercitandosi a presentare i contenuti a un pubblico di non specialisti, utilizzando un linguaggio e una modalità espositiva coinvolgente. Hanno inoltre l’occasione di confrontarsi su temi di attualità con persone che hanno un bagaglio e delle idee completamente diverse”.
Il Prof. Alessandro Fo e alcuni dei volontari hanno illustrato la loro esperienza nell’ambito di progetti di educazione civica a varie classi del Liceo scientifico Galileo Galilei di Siena. La condivisione del progetto al di fuori delle mura del carcere ha divulgato un’informazione realistica sulle condizioni di detenzione, rispetto al trattamento del problema e alle immagini diffuse da parte dei media.
“È stato particolarmente significativo – sottolinea Fo – l’incontro con gli studenti nel febbraio 2023, durante il quale i ragazzi hanno sollevato il problema controverso delle alternative alla reclusione in istituti di pena per reati gravi o crimini violenti. L’incontro si è svolto a pochi mesi dall’omicidio di Giulia Cecchettin e il dibattito è stato un’occasione per riflettere sul rapporto tra azioni criminose, contesto sociale e educazione affettiva”.
Nel 2023 è stato firmato un accordo di collaborazione tra l’Università di Siena, l’Università per Stranieri di Siena e la Direzione della Casa di Reclusione San Gimignano che ha portato all’istituzione di un “Campus universitario” rappresentando un’esperienza pilota estremamente rilevante nel campo della didattica penitenziaria universitaria.
Si è quindi instaurato un rapporto di fiducia e collaborazione fra l’area pedagogica del carcere e l’Ateneo con un progressivo aumento sia dei seminari svolti (25 nel 2024) che dei partecipanti totali (464 nel medesimo anno).
Secondo i dati riportati dalla CRUI: “l’Università di Siena è, per numero di iscritti a un polo penitenziario, uno dei più importanti atenei a livello nazionale e il primo della Toscana. I detenuti iscritti ai corsi universitari sono passati dai 33 dell’a.a. 2020/21 ai 77 nel 2022/23 fino alla previsione di oltre 100 iscritti nell’a.a. 2024/25”.
Nell’attività didattica penitenziaria sono direttamente coinvolti 8 Dipartimenti e 17 Corsi di laurea. Dall’inizio del 2020 a oggi, dodici studenti del Polo hanno conseguito la laurea. A due di loro è stata conferita la lode.
* Il dato è emerso dal convegno su “Cooperazione sociale e giustizia: un ponte tra carcere e società”